Prigionieri del Tempo

L'anno 2000 del nostro calendario è il 6236 per il primo calendario egizio, il 5760 per il calendario ebraico; il 5119 nel Grande ciclo Maya; il 2749 per l'antico calendario babilonese; il 2753 per il vecchio Calendario romano; il 2544 per calendario buddhista; il 1716 per il Calendario Copto; il 1420 per il calendario Musulmano; il 1378 per il calendario Persiano e l'anno del Dragone, secondo il calendario cinese.

Lunari sono quasi tutti i primi calendari, da quello greco a quello ebraico, con alcune eccezioni, come gli Egizi e i Maya, che di calendari ne avevano addirittura tre e vantavano una precisone maggiore di quella del calendario che gli avrebbero portato i "civilizzati" conquistadores, chiamato giuliano dal suo istitutore Giulio Cesare, un modo di dividere l'anno e calcolare il tempo che avrebbe dominato in Occidente per oltre milleseicento anni, fino al 1582.

Già assai prima di papa Gregorio XIII, Ruggero Bacone, un monaco inglese del XIII secolo, dimostrò coi suoi calcoli che nel computo del tempo del calendario giuliano, dal 45 d.C. al 1266  c'era un piccolo errore, che portava a una differenza di ben nove giorni, facendo si che il mondo cristiano festeggiasse la Pasqua nel giorno sbagliato. Ma il povero monaco finì nell'oblio, fu imprigionato e trattato quasi come un eretico dai suoi confratelli. La verità matematica trionfa solo quando una bolla di papa Gregorio XIII ristabilisce il giusto computo: l'anno non dura 365 giorni e un quarto, come nel giuliano, ma 365 giorni, 48 minuti e circa 50 secondi (la durata è variabile). Per fare pari scompaiono dal calendario i giorni dal 5 al 14 ottobre dello stesso anno.

Pian piano anche altri Paesi si adeguano, creando per questo qualche problema agli storici. In Inghilterra, che si mette in regola nel 1752, cancella undici giorni. La Germania si allinea al calendario gregoriano nel 1775; il Giappone nel 1873 e la Russia nel 1917 e ancora nel 1940. La Cina attende il 1949 e l'ordine è impartito da Mao in persona.

Imprigionare l'inafferrabile nemico,  il tempo, attraverso il calendario, tanto è il desiderio d'incatenare il tempo, un mero fatto di numeri e conteggi. Siamo diventati perfezionisti, per cui precisi a tal punto di misurare il fetmo secondo, pari a un milionesimo di miliardesimo di secondo, illudendoci d'ingabbiare il tempo a cui però dobbiamo dar conto quando si tratta di dividere la nostra giornata, i nostri programmi. Ingabbiati, si, noi, da un ossessivo calendario, giorni, ore, infiniti istanti...


Con il contributo di un articolo a firma Aurelio Magistà


Immagine: kellyskindergarten.com

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